Il Green Cleaning per la PA

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A colloquio con il Dott. Paolo Fabbri, presidente di Punto 3, l’azienda ferrarese che con le sue iniziative è divenuta un punto di riferimento nel settore degli Acquisti Verdi Pubblici (GPP). ARCO Chimica sceglie, per prima, di adottare il marchio “Idoneo per il GPP” per undici prodotti superconcentrati della linea Infyniti. Di Maurizio Pedrini

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Il green cleaning sta prendendo corpo anche grazie alle stimolanti iniziative di Punto 3 – Progetti per lo Sviluppo Sostenibile, azienda di Ferrara, votata al verde che ha ideato nel 2005 – tra gli altri progetti – il sito internet AcquistiVerdi.it interamente dedicato agli acquisti eco-sostenibili, che dà ampio spazio anche ai prodotti per la pulizia rispettosi dell’ambiente. Il portale è divenuto nel tempo un punto di riferimento per promuovere il Green Public Procurement (GPP) specialmente tra le stazioni appaltanti della Pubblica Amministrazione. Attualmente il catalogo ospita quasi cinquecento prodotti ecologici per la persona, l’azienda e l’ente pubblico. Ultima realizzazione, il marchio “Idoneo per il GPP”, destinato sicuramente a riscuotere consensi tra le aziende del settore del cleaning, per la sua rigorosità, a garanzia della rispondenza dello stesso ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) definito con il DM 24 maggio 2012 n.142.

Tra le prime ad aderire alla proposta con dieci prodotti della linea Infyniti, AR-CO Chimica, la dinamica industria modenese, leader nella detergenza e nei servizi innovativi alle imprese. Abbiamo incontrato Paolo Fabbri, presidente di Punto 3, per rivolgergli alcune domande e conoscere approfonditamente le interessanti proposte messe a punto per il settore del pulito professionale.

La mia azienda”, esordisce, “fra le varie attività si è specializzata nel supportare sotto il profilo tecnico gli Enti Pubblici nell’applicazione dei criteri previsti dal Green Public Procurement(o GPP) negli acquisti. Il GPP, come è noto, è attualmente uno strumento ancora facoltativo, quindi le Pubbliche Amministrazioni – dal Comune all’azienda ospedaliera – adottano e inseriscono volontariamente i parametri ambientali all’interno delle gare d’appalto. Ultimamente, attraverso i vari decreti attuativi del Piano Nazionale sul GPP, sono state fornite alcune indicazioni su quali di essi adottare da parte delle stazioni appaltanti, durante le diverse fasi di questo delicato processo.

MP: Queste norme, a suo parere, stanno effettivamente cambiando l’approccio al green cleaning da parte della Pubblica Amministrazione, o la strada da percorrere è ancora lunga?

PF: Il quadro normativo ha un punto di partenza ben preciso, ovvero il Decreto Ronchi del 1997, che chiedeva all’ente pubblico di acquistare una certa percentuale di prodotti a basso impatto ambientale. Peraltro, la tendenza della successiva produzione normativa sul GPP era quella di fissare degli obiettivi, senza però offrire né le indicazioni tecniche sul modo in cui raggiungerli, né le procedure gestionali relative al monitoraggio del risultati conseguiti. Con il Piano d’azione nazionale sul GPP, che è stato recentemente aggiornato, si chiede a tutte le stazioni appaltanti pubbliche di inserire entro il 2014 i criteri ambientali all’interno delle proprie gare, per il 50% del loro numero totale e per il 50% degli importi economici complessivi. Il monitoraggio del raggiungimento di questo traguardo resta, comunque, l’unica procedura obbligatoria alla quale le stazioni appaltanti sono soggette. L’autorità di vigilanza degli appalti relativi ai contratti pubblici ha sviluppato a tal proposito un’apposita sezione dedicata al monitoraggio all’interno del proprio sito internet. Ogni responsabile della procedura è tenuto a dichiarare se ha applicato, o meno, i criteri ambientali minimi relativamente ai settori merceologici ed ai servizi nei quali gli stessi sono stati approvati. In caso affermativo va riportato anche il GIG (Codice Identificativo Gare) della stessa.

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MP: Si può dire, che sono aumentate la sensibilità e l’attenzione da parte delle stazioni appaltanti, anche se rimangono alcuni problemi da risolvere?

PF: Certo, la sensibilità e la preparazione da parte della committenza pubblica su questo tema sono cresciute notevolmente. Rimangono però alcune difficoltà che riguardano proprio i termini di applicazione dello stesso GPP. Il primo è legato ad una certa diffidenza da parte dei consumatori verso il prodotto ecologico, che investe anche gli stessi economi; l’altro è lo stereotipo che identifica in questa tipologia un prodotto più scarso sotto il profilo prestazionale rispetto a quello tradizionale che costa di più. Il che non corrisponde sempre alla realtà perché, spesso, specialmente nel settore del cleaning ci troviamo di fronte a gamme produttive veramente innovative, che in termini di rapporto qualità-prezzo si collocano in modo assolutamente concorrenziale. Poi c’è un’altra difficoltà: le stazioni appaltanti non capiscono quanto sia importante verificare costantemente la rispondenza di determinati criteri ambientali rispetto ad un prodotto o ad un servizio. Da un lato vi è una sorta di cautela verso il prodotto ecologico in sé, dall’altra c’è un mercato che – sia pure in crescita – non ha ancora volumi equiparabili a quello tradizionale, perlomeno in alcuni settori. Infine, riscontriamo il disagio tecnico, da parte di molte stazioni appaltanti, nell’inserire i criteri minimi ambientali all’interno delle gare, verificando la rispondenza degli stessi nella fase di valutazione delle offerte.

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MP: Voi avete creato un sito internet dedicato ai prodotti verdi che, in un certo senso, rappresenta una bussola d’orientamento in questa non facile situazione. Qual è, finora, il bilancio dell’esperienza?

PF: Il sito internet Acquistiverdi.it è nato allo scopo di rispondere alla domanda che molti enti pubblici ma anche semplici cittadini ci rivolgevano da tempo, seguendo le prime attività di Punto 3: “Dove posso trovare il prodotto ecologico?”. Quindi il primo obiettivo del portale è stato quello di creare un catalogo a disposizione delle aziende, dei cittadini e degli enti pubblici che vogliono acquistare prodotti ecologici coerenti con i principi del GPP. Sicuramente, il fatto stesso che la newsletter di AcquistiVerdi.it rivolta all’ente pubblico abbia superato i 6.000 iscritti, nella stragrande maggioranza dei casi funzionari della PA, pone il sito come principale riferimento per quanto concerne il mercato dei prodotti ecologici in Italia. Il fatto che abbia ottenuto il patrocinio del Ministero dell’Ambiente ha fatto sì che il sito abbia comunque un’importante dimensione istituzionale. I criteri in base ai quali un prodotto viene inserito sul portale AquistiVerdi.it sono rigorosi e severi: deve anzitutto possedere un marchio ecologico di primo tipo, Ecolabel o equivalente. Inoltre deve essere coerente, sia sotto il profilo tecnico che della riduzione dell’impatto ambientale, con le principali norme in materia di GPP, a partire dai criteri ambientali minimi come nel caso del cleaning professionale”.

MP: Voi avete messo a punto un nuovo marchio: “Idoneo per il GPP”: come nasce questo logo e quale valore aggiunto può portare per il prodotto che ne entra in possesso?

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PF: Lei ha detto bene: si tratta di un marchio, non di una certificazione. Esso, in effetti non vuole essere uno dei tanti tentativi di greenwashing da parte di aziende e comunicatori che propongono percorsi di comunicazione non chiari o addirittura mendaci, nei confronti della presunta ecologicità di un prodotto o di un servizio. “Idoneo per il GPP”, vuole essere prima di tutto un marchio stampabile sugli imballaggi e sulle confezioni di qualsiasi prodotto lo possegga. Esso è accompagnato da una relazione di idoneità ai CAM dei prodotti di pulizia, come stabilito dal Decreto Ministeriale del 24 maggio 2012, emanato dal Ministero dell’Ambiente, che approva e formalizza una serie di criteri in base ai quali si stabilisce l’idoneità al GPP. La relazione si fonda sull’analisi della conformità del prodotto alle indicazioni tecniche e normative stabilite dal Decreto.

MP: Cosa accade per i prodotti che non dispongono di un marchio ecologico, come l’Ecolabel, i quali non lo possono avere in quanto ultraconcentrati?

PF: Sono previste molteplici valutazioni tecniche del prodotto basate sull’analisi delle schede sia tecniche che di sicurezza e su informazioni fornite da laboratori accreditati secondo lo standard EN ISO 17025. In definitiva, si tratta delle stesse procedure che la stazione appaltante può richiedere in ogni caso, proprio nel momento in cui si trova a valutare l’idoneità del prodotto al GPP, oppure ad altre specifiche normative inserite nella gara d’appalto. L’idea è quella di accompagnare l’immissione sul mercato di un prodotto a marchio GPP con una relazione tecnica in grado di standardizzare il lavoro che svolgo in qualità di consulente da dieci anni; giudicando se questi criteri vengono effettivamente rispettati oppure no. Puntiamo perciò a fornire informazioni chiare e trasparenti alle stazioni appaltanti sulle caratteristiche del prodotto, basate su quelle di procedura di verifica di tali criteri richiesti dalle norme. Vogliamo permettere alle aziende che per prime intendono dotarsi di questo marchio di presentarsi e competere sul mercato in maniera diversa e innovativa rispetto alla concorrenza. Insomma il marchio “Idoneo GPP” è uno strumento per permettere al prodotto ecologico di affrontare e superare gli ostacoli che gli si pongono di fronte al momento di questa scelta. Il rilascio del marchio è accompagnato da un codice identificativo del prodotto e dell’azienda.

MP: Tra le prime industrie che hanno scelto di adottare questo marchio c’è AR-CO Chimica, chiamata a condurre un percorso pilota. Che valore ha questa decisione e quali sono le vostre aspettative?

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PF: Si tratta di un fatto importante, che consentirà a questa azienda di disporre di questo marchio su undici prodotti superconcentrati della linea Infyniti che al momento non possono ancora disporre della certificazione. Credo che la collaborazione di Punto 3 a questo riguardo e quella del portale AcquistiVerdi.it in cui i prodotti dell’azienda di Medolla (MO) appartenenti a questa tipologia saranno opportunamente veicolati possa servire ad arricchire la comunicazione. Non più un generico green, ma un prodotto che rispecchia contenuti, scelte e caratteristiche tecniche coerenti con la normativa GPP. Si tratta inoltre di una risposta più che giustificata ad un certo immobilismo espresso da alcune certificazioni di prodotto. Mi riferisco in particolare al marchio Ecolabel che attualmente cristallizza il mercato impedendo troppo stesso alle aziende più innovative di capitalizzare i loro investimenti. Purtroppo, sempre guardando all’Ecolabel, i tempi stabiliti per aggiornare i criteri stabiliti dall’Unione Europea sono troppo lunghi, il che implica che lo stesso marchio – come quello del cleaning – rischi seriamente di non caratterizzare più il mercato, al contrario di quanto avviene per esempio per i PC a marchio Ecolabel, dove le due ditte che lo possiedono possono dormire sonni tranquilli.

 

 

 

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